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La Moka

Un fornello tutto nuovo!

Come è noto, da qualche settimana Il Foglia, che sin dalla sua presentazione del settembre 2016 ospitava questa rubrica, si è preso una pausa.

Per poter continuare a … servire ogni settimana questa mia Moka fumante, è stato necessario cambiare… fornello.

Dopo averci pensato un paio di settimane, alla fine ho deciso di iniziare ad utilizzare la sezione blog del mio sito www.paolopagnini.it.

Il fatto è che dopo quasi due anni e mezzo, mi sarebbe proprio dispiaciuto venir meno a questo impegno, che mi sono preso non tanto e non solo nei confronti dei miei più o meno numerosi e più o meno affezionati lettori, ma soprattutto di me stesso.

La voglia/necessità di sfornare ogni settimana qualcosa di sensato, condensato in qualche migliaio di caratteri, ha infatti un po’ modellato la mia quotidianità, spingendomi a seguire con più di attenzione fatti, antefatti, retroscena e curiosità della vita di ogni giorno.

Insomma la voglia di raccontare si è giocoforza trasformata in attitudine ad osservare.

A volte gli argomenti abbondano, a volte scarseggiano. A volte sono più pubblici, a volte più privati.

Ma di certo, da quando sono entrato in questa speciale modalità, mi ritrovo a notare, e spesso annotare, dettagli e particolari che normalmente mi sarebbero di certo passati inosservati.

Qualche giorno fa, ad esempio, facendo colazione, ho pensato alla marmellata che resta attaccata al barattolo vuoto. Mentre tentavo, col cucchiaino, di tirar via gli ultimi rimasugli, ho pensato a quanta marmellata, e a quanto prodotto in generale, resti appiccicato ai contenitori, e finisca o nel lavabo, come appunto la marmellata o la nutella, oppure in discarica come la maionese nel tubetto, o il dentifricio.

Certo, si tratta di pochissimi grammi, ma chissà, mi sono detto, se qualcuno ha mai conteggiato di che quantità parliamo se estendiamo il calcolo all’intera nazione, o addirittura a tutto il mondo?

Naturalmente mi sono chiesto quanto incidesse la forma dei barattoli, e la voglia e perseveranza  dei consumatori di continuare a far scivolare il cucchiaino lungo le pareti di vetro, e se in qualche misura ci potesse essere della consapevolezza colposa o dolosa nelle aziende produttrici…

Capito, cosa mi succede, quando mi prendo, del tutto volontariamente e senza obbligo o coercizione alcuna, un impegno di questo tipo?

Ecco, non so se si possa definire una malattia. Ma qualunque cosa sia, è necessario che sia assecondata, quanto meno leggendo, ogni venerdì, fino all’ultima parola.

E magari prendendosi anche la briga di commentare. 

Che dopo che uno si è impegnato a scrivere, leggervi il migliore dei compensi.

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