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Le ragioni degli altri

Le ragioni degli altri

L’episodio, anzi il fattaccio dell’autobus di San Donato Milanese, mette in evidenza il gigantesco corto circuito nel quale ci si ritrova ogni volta che ci si ostina a considerate il modo come nettamente diviso tra “noi” (i buoni?) e “loro” (i cattivi?).

Probabilmente in Italia ce ne siamo accorti con leggero ritardo, ma il mondo è da molto tempo che è andato avanti, assimilando gli spostamenti migratori di chi, nonostante quello che ci si ostini a pontificare, se ha radici, quelle sono metaforiche e sentimentali, ma invece i piedi li ha reali e buoni e li usa per cercare contesti ambientali adatti come minimo ad una più che meritata sopravvivenza, e, quando possibile a qualcosa di più.

Insomma, gli “alieni” sono in mezzo a noi, anzi, siamo noi, tutti a noi, a far parte di una società che include sia l’autista che adesso, probabilmente su consiglio del suo avvocato, per mitigare le conseguenze processuali del suo gesto cerca di fingersi pazzo (come se invece senza dichiarare di aver seguito le voci dei bimbi morti in mare potesse temere di essere scambiato per sano di mente) e i bambini che seguendo l’impulso di proteggere il prezioso smartphone da chiunque  glielo voglia sequestrare, riescono con tutta l’incoscienza della fanciullezza a salvare una situazione che rischiava di precipitare nella tragedia. 

Ma in questa stessa società ci sono anche i Carabinieri che senza indugio decidono di farsi speronare per fermare la corsa dell’autobus, senza stare a perdere tempo a far riflessioni su quello che prescriverebbe in questi casi il regolamento; e la mamma del bambino che al telefono all’inizio stenta a credere che non si tratti dell’ennesimo scherzo dell figlio. 

E poi lo stesso vicepresidente del consiglio, che posto di fronte alla questione della cittadinanza, consiglia al giovane “eroe per caso” di aspettare i 18 anni, e poi entrare in politica e avere la possibilità farsi così la sua legge (ah, è così che si fa?).

E allora, dunque? Chi siamo noi e chi sono loro? Chi sono i buoni e chi sono i cattivi? C’è un modo reale di prendere le distanze per “proteggersi”? E da chi ci si dovrebbe proteggere? E come?

Quando nei western della antica tv dei ragazzi arrivava, preceduto dagli squilli di tromba della “carica”, lo squadrone a cavallo “dei nostri” che davano avvio senza indugio e a colpi di fucile alla strage dei cattivi armati (ahimè per loro) di archi e frecce, non sono mai riuscito a godere appieno per lo scampato pericolo.

Forse perché già allora il tentativo di rendere ben chiara e netta la suddivisione tra noi e loro, tra i buoni e i cattivi, mi sembrava poco riuscito. 

Anche perche spesso, ad impersonare i feroci pellerossa erano attori dai tratti somatici poco credibili e per colpa della tecnologia ancora primitiva, nonostante il bianco e nero, risultava poco evidente la differenza di colore.

Paolo Pagnini

Sono nato, leggo, scrivo e vivo a Pesaro. Qualcuno un giorno mi ha definito "divulgatore trasversale"

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